la parola impossibile non esiste

... se non nel dizionario degli stupidi. (Napoleone Bonaparte)

31/01/2008
Un doveroso ringraziamento

alle ore 17:00 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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ho finalmente risolto il problema di archicad.

 Archicad 10 + MacOSX.3+ quick time 7.1.5 manda in crash archicad che non riconosce la versione di quick time e quindi ti dice ciupa!



solo che per fare il down grade dalla versione 7.1.5 alla 7.1.3 è un casino perché purtroppo l'istaller ti dice: cretino, ne hai una versione più recente....



ma se è  vero che la parola impossibile esiste solo nel dizionario degli stupidi, ho trovato la soluzione!

 seguite passo a passo le istruzioni qui contenute e riuscirete a fare il down grade e potrete in seguito reinstallare archicad10 e lavorare tranquillamente.



Bene

 è ora di mettersi al lavoro, purtroppo lo stipendio non è ancora arrivato ma amen. capita. arriverà stasera o domani.

31/01/2008
sindrome compulsiva impulsiva

alle ore 14:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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stiamo aspettando lo stipendio e nonostante al tigro abbiano dato la busta paga, non compare alcunchè.

31/01/2008
più tranquilla oggi

alle ore 14:02 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: architettura, università


ieri ho pranzato con mia madre e le ho detto tutto quello che pensavo....è incredibile come rinneghi l'esposto a mio padre per induzione alla prostituzione, incredibile come rinneghi altre cose e poi mi venga a dire che la mia è una posizione di comodo.



aspetto pazientemente l'esito di tutta l'operazione truschina di  mio padre, a questo punto sono davvero curiosa di sapere come andrà a finire. Con che coraggio mi dirà quello che avrà da dirmi.



Poi mia madre non capisce con che coraggio io dovrei accettare anche quel solo 50% delle vigne quando l'altro 50% è in mano ad un estranea che ha il solo merito di comandare a bacchetta mio padre. ha detto bene josè, quando ha detto: la maschera da grand'uomo di tuo padre è molto debole.



già mio padre come tutti i pusillanimi senza un minimo di onestà morale nell'avere coscienza di se, fa il duro con chi è più debole di lui, ma appena trova qualcuno con una personalità più forte si mette a 90° come un agnellino.



per esempio mi sta profondamente sul cazzo che quando  mio padre deve dirmi qualcosa o quando ho io da dire qualcosa a mio padre, debba passare attraverso di lei.



Non sono esattamente sicura che questo matrimonio andrà bene perché prima o poi mio padre dovrà di nuovo sentirsi leone ed allora scoppierà il macello.



Ad ogni modo ognuno è responsabile della sua vita. ed io ora devo finire i miei compiti e vedere di dare un esame esemplare.



Dalla romins è stato postato due interviste che fanno davvero cadere le braccia sull'ipotetico futuro che mi aspetta dopo la laurea, intendo dire: ipotetico perché non appena mi laureo farò il master in marketing management e poi con il tigro si inizierà la nostra attività. C'è da dire da quello che leggo che bisogna necessariamente avere un avvocato al proprio fianco per intraprendere una qualsiasi professione. Mi fa orrore l'idea che un giovane architetto debba intendersi con vari partititini e distribuire consulenze e favori per poter lavorare. ma viviamo in un paese dove l'atteggiamento mafioso è diventato di default. Dove la logica delle raccomandazioni e dell'inciucio agisce in barba al buon senso che vorrebbe che al governo e titolari di determinati incarichi ci siano persone davvero competenti.



Certo non sono così polla dal pensare che all'estero non ci sia raccomandazione, però all'estero c'è anche che puoi essere figlio  di  mammasantissima ma, se non sei competente non sei competente, ti parcheggiano li se proprio non possono farne a meno.



Io penso inoltre che il ruolo dell'università sia equivocato. Molti si aspettano che usciti dall'università abbiano strumenti teorici e pratici per affrontare il mondo del lavoro. ebbene non è così e non deve essere così, certo qualche visita in un cantiere servirebbe soprattutto per scienze delle costruzioni e tecnologia ma, francamente, chi va all'università è spesso una persona adulta, non un bambino delle elementari, ed è compito suo cercare la via e i modi di tradurre in pratica quello che studia, affrontare quindi un esperienza pratica: il tirocinio ma anche la tesi hanno questo scopo.



Purtroppo però sappiamo tutti che, il tirocinio è spesso un esperienza in cui tu vai a fare la donna delle pulizie negli studi.



Secondo me per esempio, dopo la laurea triennale uno dovrebbe affrontare l'esame di stato per diventare architetto junior, poi fare i due anni di specialistica e dare l'esame di stato come architetto. In questo modo ha la possibilità di fare esperienze di un certo tipo, diverse da quelle di uno studente che non alcun titolo salvo  una laurea triennale. Non lo so ho appena scritto all'ordine degli architetti, sperando che non si comportino come quelli dell'ordine dei giornalisti e mi sappiano dire i doveri ed i diritti professionali e deontologici dell'architetto junior.

30/01/2008
Dalla padella alla brace: i soliti truschini di mio padre

alle ore 13:59 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: bestemmie&bestialità


Siccome mio padre è mezzo sordo, ieri ho avuto modo di ascoltare una sua telefonata ad un notaio, con tanto anche di risposte del notaio in viva voce.

In pratica lui torna proprietario di tutta la proprietà: nessuna richiesta circa l'area dove sarebbe dovuta sorgere la nostra casa. Piuttosto ad un certo punto fa: "ma se io muoio prematuramente come faccio a fare si che mia figlia non sbatta fuori mia moglie dalla sua parte di casa? " (complimenti papà ma sai quanto me ne fotte di tua moglie? perchè dovrei sbatterla fuori?) piuttosto lui vuole fare un testamento in cui sua moglie si becca il 50% della proprietà , il che significa che se muore pure lei quel 50% passa ai suoi nipoti mica torna a me.



Sono tentata di scrivergli che gliela dia pure tutta la proprietà, quella tenuta non è mai stata mia. E ho idea che non ne avrò mai bisogno.



Mi chiedo che razza di truschini ha fatto mio padre per fare sto  casino. Ormai però è chiaro che noi non costruiremo alcuna casa li, che non ci andremo a vivere. perchè se pensa che io vada li a vivere in casa sua e non abbia alcuna possibilità di avere in mio esclusivo possesso l'area dove sorge la casa, se lo scorda. Ho idea che, comunque vadano le cose, con la variante di PRG abbiano idea di costruirsela loro la casa e fare qualche altra minchiata.



Io ho sperato fino in fondo che quello che diceva il tigro non fosse vero, purtroppo mi devo tristemente rendere conto che ancora una volta mi ha preso per il culo.





Fottiti e tieniti le tue cazzo di proprietà perché tanto sta sicuro che io con il mio lavoro me ne farò altrettante e molto più belle e più grandi e senza il tuo aiuto. Sei uno stronzo, vaffanculo. Rimarrai solo  come un cane se tratti così le uniche persone che ti vogliono bene. Cazzi tuoi, chi semina raccoglie.



Io sono figlia solo di me stessa.



a marzo li disconosco così almeno possono disporre delle loro fottute proprietà come meglio credono e che se le tengano. che le brucino pure.

29/01/2008
The dance of anger

alle ore 15:37 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: politica, famiglia, assertività


Come dissi ieri, la rabbia se non ben indirizzata, se misconosciuta è in grado di distruggere ed annientare chiunque. Ho oggi in casa un libro, che trovai anni fa nello studio della mia psicoterapeuta a cui chiesi di prestarmelo per fotocopiarlo. Si intitola La danza della rabbia. Perché questa rabbia che covo dentro è sempre stato un problema per me. da quando ho preso coscienza della situazione.



Se prima subivo passivamente, se ingenuamente pensavo che i miei mi volessero davvero bene, mandando all'aria lo studio, il  mio futuro, somatizzando la sensazione che qualcosa non andava, convinta che fosse colpa mia se i miei si comportavano così con me; prendendo coscienza della situazione tutto ciò si è trasformato in una rabbia sorda, che ribolle dentro me. Che non mi lascia pace.



Mi chiedo, tuttavia, come si possa non essere arrabbiati rendendosi conto che i propri genitori hanno usato i nostri legittimi sentimenti e bisogni per ricattarci in nome di una guerra che riguardava solo loro. Scaricando poi tutte le responsabilità del loro fallimento su di me...della serie cornuti e mazziati.



E' venuto il momento di affrontare questo problema una volta per tutte.



Innanzi tutto citare una frase: " se provare un senso di rabbia denota la presenza di un problema, sfogare la rabbia non lo risolve. Può servire invece a mantenere, ed anche irrigidire, la costante dei vecchi schemi comportamentali che agiscono in un rapporto, garantendo così' che il cambiamento non avverrà"



Ci sono libri assolutamente idioti in giro, del tipo le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive d'appertutto. Libri che non fanno altro che fornire un etichetta, uno standard, qualcosa a cui adeguarsi e che protegge noi stesse dal cambiamento, un cambiamento che agogniamo ma che richiede veramente una grossa volontà ed una profonda autocritica.



Il fatto che ancora adesso il maschio sia più giustificato a esprimere la rabbia, il fatto che, l'esprimere rabbia, faccia parte, a differenza della donna,Chiunque penserebbe che sia ovvio che, se le brave ragazze reprimono la rabbia e stanno zitte, colpevolizzandosi; le cattive ragazze, cosiddette rompiscatole, debbano esprimere apertamente la loro rabbia, invece accade che si lancino in sfoghi poco costruttivi e sterili. Spesso e volentieri si proietta all'esterno la responsabilità della propria rabbia, e può essere così, ma la ricetta giusta parte da dentro. parte da noi stessi e questo lo dico per il semplice motivo che chi più chi meno  è scontento di se. Ha rimorsi e rimpianti. del ruolo maschile, non vuol dire però che anche i maschi abbiano un atteggiamento proattivo alla rabbia, anzi. Esattamente come le cattive ragazze, si lanciano in soluzioni poco costruttive, proiettando all'esterno da se, la responsabilità della propria rabbia, invece che guardarsi dentro e trovare una soluzione nel proprio atteggiamento.



Per la natura del vincolo famigliare, sia esso quello di figli, genitori, coniugi o fratelli, la famiglia è il nocciolo duro da dove partire. Se osservate attentamente la vostra vita vi accorgerete che gran parte della vostra rabbia proviene proprio dal nucleo famigliare. E questo sia perché i genitori sono coloro che ci educano e da cui acquisiamo spesso le radici dei nostri atteggiamenti da adulti. Che siano giusti o sbagliati è ininfluente, quello che conta è che spesso noi non prestiamo attenzione ai nostri atteggiamenti, soprattutto se va tutto bene, ma facciamo molta fatica ad analizzarli e cambiarli se invece qualcosa va male.



Penso che nella misura in cui acquisiamo la facoltà di intendere e di volere, sia nostro prioritario compito imparare a lavorare su noi stessi, senza paura indagare anche la nostra "darkside" , ricostruire noi stessi come individui a prescindere dalla nostra famiglia di origine e non avere paura di seguire i nostri interessi, eventuali nostri valori diversi da quelli che magari i nostri genitori ci hanno inculcato, assumerci la responsabilità e la libertà di scegliere, di avere opinioni diverse. Di essere uomini e donne, persone che pur essendo nate in seno  alla propria famiglia, sono diventate persone a se, e quindi capaci a loro volta di creare una famiglia e di disporre della propria vita come meglio credono, posto che siano rispettati i valori di  rispetto della libertà altrui.



Invece che succede? Succede che siccome in Italia - ma parlo dell'Italia perché sono italiana e vivo in Italia, sono convinta che fuori dai  nostri confini ci siano situazioni e credenze anche peggiori - il concetto di famiglia è diventato quasi uno slogan intoccabile, e che anche se in famiglia succedono le peggio cose si fa spallucce dicendo: eh, c'erano problemi, raramente a qualcuno è mai venuto in mente di andare ad indagare seriamente cosa sia questa famiglia - o meglio si, mio padre e i suoi colleghi di analisi sistemica della famiglia, e si vede come poi lui applica queste cose nella pratica - e ancor meno di studiare una soluzione.



Quando sento alla televisione di genitori e figli che si ammazzano a vicenda rimango sconcertata. Amo sostenere che questo è un segnale, che mai ce ne sono state così tante di codeste vicende, altri mi dicono che invece è colpa dell'informazione globalizzata per cui ogni singolo fatto viene portato agli onori della cronaca. Non si accorgono che quello  che dicono è molto più grave di quello che sostengo io: ovvero che il concetto di famiglia nutre da sempre in se degli schemi comportamentali perversi e che nessuno si è mai preso la briga di porvi rimedio. Di solito si chiudono i cancelli quando i buoi sono scappati. Ma una prevenzione?



Se è vero che il primo nucleo sociale dell'uomo, la prima forma di governo è la famiglia, bisognerebbe iniziare col curare prima di tutto questa che tutto il resto no?



Ecco che allora, secondo me, la prima cosa da fare è guardare dentro noi stessi e cominciare a prendere seriamente le redini e le responsabilità della nostra vita, nella buona e nella cattiva sorte. Di solito questo momento arriva, per un giovane, quando decide, dopo le medie, che liceo frequentare.



Il modo in cui riusciamo a gestire la rabbia ed i conflitti famigliari e relazionali, potete starne certi, ci insegneranno anche come  gestire anche tutti gli altri rapporti che per noi hanno importanza: professionali, accademici e compagnia bella.



Negli annunci di  lavoro spesso si parla di spiccate capacità di problem-solving. Ebbene i problemi vengono dagli errori ed entrambi provocano rabbia. E provocano rabbia verso noi stessi.



Uno dei più immani errori all'interno di una famiglia è la stigmatizzazione dell'errore. L'errore, lo sbaglio invece ci da un risultato, ci insegna sempre qualcosa. Ci indica una strada piuttosto che un altra. Come si suol dire si impara sbagliando. Com'è che l'errore però sia profondamente stigmatizzato?



Come il concetto di famiglia, l'errore è una parola tabù. Si evita di parlarne e pur di non averci a che fare, quando la cosa non riguarda noi, lo si prende con filosofia. Quando invece capita a noi ah, cascasse il mondo. penso che questo sia uno dei nodi centrali circa la nostra attuale crisi politica ed economica.



Invece accettare l'errore, analizzarlo, osservarlo ed indagarne origini e cause è un ottimo modo di raccogliere preziose informazioni su come raddrizzare la nostra strada. E questo processo di analisi è implicito nel motto latino: Errare umanum est, perseverare est diabolicum.



E' diabolico perché l'errore dovrebbe, così come un azione corretta, analizzato e guardato da ogni punto di vista, per comprenderne i meccanismi: per ripeterlo nel caso di correttezza, per non ripeterlo nel caso di errore.



Torniamo però alla gestione della rabbia nelle relazioni familiari o di coppia: una cosa che spesso sconvolge, ed ha sconvolto anche me, è il fatto che di solito chi ci circonda pur lamentandosi di noi, quando noi cambiamo, fanno tutta una serie di contromosse per farci tornare come eravamo prima.



Se il cambiamento spaventa noi, figuriamoci gli altri. E' questo uno dei nodi puramente umani dell'uomo. E' un nodo psicologico, proviene dal nostro istinto animale, è l'istinto di conservazione della specie che ci impone di avere tutto sotto controllo. Se qualcosa cambia è una minaccia. E' una minaccia perché quasi sempre il cambiamento suscita un cambiamento a catena. E può darsi che altri non siano disposti a cambiare. ma noi li costringiamo a farlo e questo non gli va giù.



Osservando la nostra società ci si accorge spesso come pur proclamando la nostra superiorità rispetto alle altre specie animali, la nostra resistenza al cambiamento assuma spesso connotati grotteschi, ed intendo grotteschi riferendomi a quando noi vivevamo nelle caverne e che ci potevamo permettere un comportamento bestiale.



Il fatto che noi siamo dotati di ragione, però, ci impone che quando una persona cambia è vero non abbiamo più il controllo della situazione, cosa che comunque avviene naturalmente dopo un po', ma se questa persona cambia ed è felice ed è serena noi  dovremmo esserne felici poiché essendo una persona a noi vicina, la sua serenità produrrà anche in noi ulteriore serenità.



Vi siete mai chiesti come mai quelli che fanno  le vittime dopo un pò sono lasciati a loro stessi a favore di gente allegra e spensierata, vi siete mai chiesti come mai nel mondo c'è sto mito della felicità eterna?



Quando siamo arrabbiati, certo ogni tanto fa bene sfogarsi, ma allo sfogo devono seguire azioni per risolvere la causa della rabbia.



La mia rabbia proviene dal fatto che per molti anni, invece di occuparmi della mia formazione e del mio futuro, sono stata costretta a occuparmi del divorzio dei miei.

La mia rabbia proviene dal fatto che i miei genitori mi hanno usata per i loro scopi personali ed egoistici.

La mia rabbia proviene dal fatto che hanno sempre preteso la botte piena e la moglie ubriaca nel non voler le conseguenze delle loro azioni pur esigendo da me un comportamento simile a quello di un figlio amato, rispettato  e sostenuto nelle sue scelte e nella sua vita quotidiana. Peccato che invece loro si sono bellamente scordati di me se non quando servivo loro per farla pagare all'altro. E tutt'ora continuano in questo comportamento dove a seconda dei loro  interessi io sono o un genio e responsabile di me stessa, o una povera cretina debosciata senza arte ne parte.



Qual'è la soluzione a tutto questo?

Fare quello che avrei dovuto fare a 15 anni, ora ne ho la  forza, ora posso farlo. Ed utilizzerò l'energia derivante da questa rabbia per farlo ancora meglio.










Chi sono

Utente: Berenice78
una "cattiva" ragazza, perversa, eretica, illuminista, un vero diavolo...rossonera in tutti i sensi. ATTENZIONE NON POSSO CHATTARE!!!


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